«C’è bisogno di ‘pace’ oggi?»

La risposta è scontata; difficile, però, è dire «Come e che tipo di pace costruire: quale significato dare al termine ‘pace’?». Il rischio è di cadere nella retorica.

La II edizione del Festival della Pace a Brescia vuole riprendere e andare oltre il tema, che lo scorso anno fu al centro del Cantiere Internazionale per il Bene e la Pace dell’Umanità.

L’obiettivo era e resta la pace ‘positiva’. Una pace, cioè, che non può essere intesa soltanto come semplice assenza di guerre che pure, purtroppo, continuano a proliferare in molte parti del mondo, costituendo una delle cause principali dei movimenti migratori, ma soprattutto vuole essere lo sforzo per realizzare rapporti fondati sui principi di libertà, giustizia, democrazia, tolleranza e solidarietà. Una cultura della pace, cioè, che rifiuti la violenza e la sopraffazione, cercando di prevenire i conflitti all’origine e di risolvere i problemi attraverso il dialogo e il negoziato, con il pieno godimento di tutti i diritti e dei mezzi per partecipare pienamente allo sviluppo endogeno della società.

Le crisi ambientali, sociali ed economiche che stiamo vivendo sollecitano tutti – singole persone, istituzioni, sistemi produttivi e locali – a una sensibilità diversa nel modo di formulare obiettivi, visioni di futuro, azioni strategiche e quotidiane.

Convinti della necessità di questo nuovo atteggiamento, l’obiettivo che vorremmo raggiungere è di coniugare la riflessione teorico-generale, sempre necessaria, con l’individuazione di strumenti utili ad affrontare e risolvere i conflitti, ‘piccoli’ e ‘grandi’, rinunciando all’uso della violenza. Da qui il tema del festival Costruiamo la pace con la nonviolenza.

In questa ottica, gli argomenti presenti nel Festival saranno: come lo Stato democratico può realizzare al suo interno una coesistenza pacifica, escludendo l’uso della violenza; come l’accoglienza dei migranti può essere conseguita in forme nonviolente e in funzione della ricchezza del territorio; come deve essere impostato il dialogo tra le religioni per un superamento pacifico dei conflitti; come evitare che la ricerca della verità, ad esempio di un’inchiesta giornalistica, produca violenza anche mortale (è il caso dell’assassinio di Ilaria Alpi); può la diffusione delle armi favorire la sicurezza dei cittadini?

Accanto a tali problematiche, nel Festival si darà particolare attenzione al mondo dell’istruzione la scuola bresciana rinnova l’impegno attivo alla formazione delle nuove generazioni in una dimensione di partecipazione democratica attiva, inclusiva, coesiva, sostenibile, non violenta, fondata sui valori costituzionali e delle carte dei diritti internazionali.

In particolare l’approccio educativo scelto come efficace può essere solo quello fondato sulla mediazione e conciliazione non violenta delle diversità, per costruire insieme una nuova Comunità Umana etica, sapiente e civile.

 

Prof. Antonello Calore

per il Comitato Scientifico del Festival della Pace 2018